Silvio Levi scrive

Il linguaggio olfattivo

Il significato che un odore assume a latitudini diverse della Terra può essere molto differente in funzione dei fattori culturali e sociali che caratterizzano il luogo in cui lo si percepisce.

Quello che per noi è un buon odore può risultare poco piacevole ad altri. Basta pensare a piccole esperienze quotidiane. Per molte donne l’odore di acetone non è affatto sgradevole, mentre risulta spesso fastidioso per gli uomini. Per un amante di modellismo l’odore dei solventi delle colle o delle vernici può risultare piacevole. L’emanazione di una cantina è sublime per alcuni e decisamente fastidiosa per altri. Ogni odore legato ad attività o esperienze della nostra vita viene fissato nella nostra memoria tramite quello che viene definito apprendimento associativo 1,2) e, ad ogni contatto olfattivo successivo, quell’odore attiverà immediatamente il richiamo dei ricordi e delle emozioni, piacevoli  o meno, ad esso correlati.

Olfatto e cultura

Il meccanismo di comunicazione del sistema olfattivo con la corteccia cerebrale è velocissimo perché è trasmesso attraverso pochissime sinapsi e non necessita di essere processato dal talamo. Questo rende  l’olfatto il più “istintivo” e spontaneo di tutti i sensi : tramite esso il nostro cervello etichetta in frazioni di secondo ogni odore in base alle emozioni che produce. 
Ma questa primaria catalogazione può essere condizionata dalla nostra cultura, dalla nostra educazione. Può  quindi succedere  che cambino i nostri apprezzamenti su odori che,  quando eravamo piccoli, giudicavamo in modo molto diverso. Un odore ritenuto gradevole ma che caratterizzerà  un momento doloroso o triste, potrà risultarci in seguito fastidioso. La non repulsione dei neonati in fasce verso gli odori fecali è ben nota a tutti, soprattutto a chi ha avuto la ventura di cambiare pannolini.
Le convenzioni, le regole di buona creanza dettate da forme di convivenza forzata (scuola, ufficio, mezzi pubblici, cinema) condizionano il nostro rapporto con l’odore. Forse è un bene che esista una sorta di Galateo degli odori, spesso poco rispettato, ma fondamentalmente riconosciuto.
Se nel nostro piccolo mondo personale possono esserci comunque delle diverse valutazioni verso profumi prevalentemente ritenuti piacevoli, immaginiamo quale e quanta differenza di opinione può esservi per  popolazioni che vivono a diverse latitudini.
Senza entrare troppo nei dettagli, la U.S. Army ha tentato di sviluppare una “bomba puzzolente”3) che potesse essere utilizzata per disperdere assembramenti non autorizzati ovunque nel mondo, ma è risultato impossibile individuare un odore ritenuto repulsivo per qualsiasi gruppo etnico.
Anche i segnali olfattivi più comuni di pericolo (fughe di gas, incendi, putrefazione) non hanno significato univoco universalmente.

Odori e clima

Chi vive in climi caldi privilegerà odori più “forti”, in quanto le alte temperature esaltano le note a minor volatilità e rendono molto labili le note più “leggere” come quelle agrumate. Per chi invece vive a basse temperature le note di fondo sono difficilmente percepibili. Anche il corpo si adattata al clima. Le popolazioni dalla pelle più scura, che vivono  a temperature relativamente elevate, devono poter traspirare di più per termostatare i loro corpi,  le pelli più chiare invece devono trattenere il calore e non necessitano di sudare. La temperatura dell’epidermide ovviamente incide sulla percezione degli odori delle persone attorno a noi. Occorre ricordare che le ghiandole sudoripare non sono responsabili dei cattivi odori legati alla sudorazione ma bensì lo sono le ghiandole apocrine. Gli Asiatici, per esempio, sono noti per avere odori corporali di lieve entità e infatti hanno  meno ghiandole  apocrine dei bianchi caucasici e dei neri africani e questa fisiologica differenza spiega in parte la loro avversione verso gli odori corporali intensi.

Alimentazione e profumi

L’odore delle secrezioni corporee naturali dipende ovviamente anche dall’alimentazione tipica locale.
Nel mondo occidentale  si tende a rimuovere ogni sottofondo odoroso proprio del corpo, ritenuto “disdicevole” e a coprilo, mascherandolo con profumi naturali o meno,  mentre altre culture ed etnie  a tali odori endogeni aggiungono, sovrappongono,  altre fragranze come strumento di comunicazione e relazione.
Gli allevatori di bestiame etiopi Dassanetch ritengono che l’odore delle mucche sia il più delizioso e gli uomini si lavano le mani nell’urina e si spalmano il corpo di letame per sottolineare il loro livello sociale mentre le donne si cospargono di burro per essere più seducenti. I Dogon del Mali trovano che l’odore della cipolla sia la fragranza più attraente che un uomo o una donna possano indossare.

Fragranze, corpo e ambiente

Nella penisola arabica le donne usano spalmare  una base di  musk, rosa e zafferano sul corpo e poi  applicare su di essa diverse fragranze per ogni parte del corpo. Miscele di olio di noce o olio di sesamo con ambra grigia o gelsomino sui capelli. Sulle orecchie la miscela di oud, zafferano, rosa, musk e civetta detta mkhammariyah. Sul collo ambra grigia e narciso, sulle ascelle olio di legno di sandalo e oud nelle narici. Ma la profumazione corporale è riservata solo alla sfera privata, tra parenti,  negli incontri con le amiche o con il marito e rigorosamente all’interno delle proprie case. Essere profumate in pubblico o in presenza di altri uomini è considerato altamente immorale 4).
Come abbiamo visto prima, per un Asiatico odorare troppo è considerato poco riguardoso verso gli altri al punto che il sito della BBC  riportava nel 2000 che in Giappone nei magazzini Yamagata a Ginza  sono state poste in vendita camicie con il deodorante incorporato nel tessuto dedicate agli uomini di mezza età che, pare, odorino di più dei colleghi più giovani 5).
Chi ha un’ammirazione per un odore veramente molto “elegante e sottile” sono i Bushmen  africani che amano l’odore della pioggia. Niente di più romantico e sublime!
Questi e innumerevoli altri esempi, ma anche più semplicemente le nostre esperienze di viaggio, mostrano come il valore emozionale e quindi anche la valenza estetica di un profumo o di un odore, dipendono dalle condizioni in cui lo si percepisce e da molti fattori condizionanti la nostra prima impressione. L’odore della pelle umida di un cavallo dopo una cavalcata o di quella di un cane dopo una corsa al parco sono segnali olfattivi graditi ai loro padroni.
L’eugenolo, derivato dall’olio di garofano,  veniva estesamente usato come antidolorifico dai dentisti e non c’è da stupirsi che il suo odore risulti spiacevole a un gran numero di coloro nati nel dopoguerra. L’odore di un suk, che può risultare fastidioso a Milano, è una poesia a Marrakech. La multietnicità culturale odierna rende  ciò che giudicavamo un volta estraneo e fastidioso, più consueto e  apprezzabile. Tipicamente lo verifichiamo nel campo del gusto. L’odore della cioccolata o quello della vaniglia non sono risultati gradevoli ai primi europei che  hanno avuto la ventura di annusarli e lo stesso è avvenuto più recentemente nei confronti delle cucine cinesi, giapponesi e etniche in generale, ma la degustazione e l’andare oltre ai pregiudizi ha fatto cambiare idea a molti.
E’ interessante notare che, rispetto a una lingua sconosciuta, certamente incomprensibile, il linguaggio olfattivo comunica  sempre qualcosa a  chiunque abbia un naso funzionante, anche se le sue “parole” non hanno lo stesso significato in ogni luogo. Certamente dà emozioni, riattiva i ricordi, sollecita i sensi. E’ vero che eleganza, raffinatezza, sensualità ed innocenza non utilizzano necessariamente gli stessi codici olfattivi in tutto il planisfero, ma forse anche questo rende il mondo del profumo così affascinante.

 

Bibliografia

1) Apprendimento associativo: processo attraverso il quale un evento o un oggetto viene connesso ad un altro a causa di esperienze passate dell’individuo.  
Wasserman, E.A. & Miller, R.R. (1997).  What’s elementary about associative learning? Annual Review of Psychology, 48, 573-607.]
2) La teoria dell’apprendimento associativo della percezione edonista di un odore  sostiene che quest’ultima si forma da un’associazione appresa  combinando l’odore percepito con la valenza emozionale che circonda il primo incontro di un individuo con l’odore.
-Herz, R.S. (2001).  Ah, sweet skunk: Why we like or dislike what we smell.  Cerebrum, Vol. 3(4), 31-47. 
-Herz, R. S., Beland, S., & Hellerstein, M. (2004).  Changing odor hedonic perception through emotional associations in humans. International Journal of Comparative Psychology, 17(3) pp-pp.
3) Dilks D. D., Dalton P., Beauchamp G. K. Cross-cultural variation in responses to malodors. Chemical Senses.1999;24
4) Kate Fox.  Smell Report- Social Issues Research Centre  http://www.sirc.org/publik/smell.pdf
5) Juliet Hindell, Japanese men smelling of roses http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/716709.stm

Mar 2016

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